mercoledì 28 ottobre 2015

Rita Rusic e il "tradimento" di Pieraccioni: "Come 100 coltelli. Ecco come sono andate le cose"

“Pieraccioni faceva l’impiegato alle poste. Diceva sempre ‘Ero talmente povero che vedevo l’arcobaleno in bianco e nero’, mentre ero a Firenze con il mio ex marito per la campagna elettorale, mi portò un copione che rimase sulla mia scrivania”. Rita Rusic racconta a “RadioRadio” gli inizi e l’addio con Leonardo Pieraccioni: 


“Poi dopo 8 mesi ho preso questo copione scritto in maniera scomposta ma l’idea era molto bella e fresca. Ho chiamato un grande sceneggiatore molto bravo ed esperto di comici toscani, gli ho chiesto di riscriverlo e mi ha detto di ‘si’. Ho chiamato Pieraccioni gli ho detto di venire, era giugno ed era vestito con una giacca di velluto, sudato, grondava ed io vestita tutta di chiffon. Gli dissi che volevo fare con lui 3 contratti, 3 film. Li è partito tutto. Era un entusiasta”.
Poi dopo il divorzio con Cecchi Gori tutto è cambiato: “Leonardo è cambiato. E’ uno di quelli che il successo l’ha cambiato. Che peccato, io lo adoravo! Ho pianto per lui. Mi ricordo ancora quando mi ha detto che non mi poteva più parlare perché Vittorio gli aveva detto che se parlava con me gli avrebbe cancellato i contratti. Mi ricordo questo momento dove stavo nel salone di casa mia, con il telefono in mano, le lacrime che mi cadevano veloci e copiose, come la pioggia sul parabrezza. E’ stato un dolore, come 100 coltelli in un momento, perché lo consideravo come mio figlio, artisticamente parlando. Non era nessuno tra virgolette, aveva delle grandi capacità e potenzialità altrimenti non sarebbe venuto fuori, ma non lo conosceva nessuno. Abbiamo fatto un processo insieme”. 

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